sabato 26 aprile 2014

LADRA DI LIBRI: dal libro al film #2



Seconda puntata della rubrica "dal libro al film": Ladra di Libri
tratto dal bestseller Storia di una ladra di libri di Markus Zusak



Riporto in seguito la trama e il link della recensione del libro.
Liesel è solo una bambina quando sua madre la affida ad una nuova famiglia tedesca. Siamo in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale e crescere due figli non è facile per una donna sola e per di più comunista così Liesel e il suo fratellino vengono affidati ad Hans e Rosa i cui figli hanno ormai lasciato la casa. Purtroppo il viaggio per arrivare a Molching non è facile ed è durante il tragitto che la protagonista del libro, incontrerà per la prima volta la narratrice: la Morte. E' in questo frangente che la bambina ruberà il suo primo libro. Liesel arriva da sola nella Himmelstrasse, "la strada del paradiso" e conosce i suoi nuovi genitori: una mamma dal pugno di ferro e un papà dagli occhi d'argento. I primi tempi sono difficili ma il suono della fisarmonica del padre, nonché la sua dolcezza, fanno ritrovare a Liesel un po' di serenità. Nella nuova scuola viene inserita nel gruppo dei più piccoli perché non sa né leggere né scrivere. Hans, il padre, scopre la ragazza che cerca di migliorare leggendo il primo libro rubato ma, invece di rimproverarla, la aiuta a capire e comprendere tutti quei segni che per Liesel non hanno senso. La Guerra pesa sempre di più sulle spalle di tutta la famiglia ma una notte arriva Max, un ebreo in cerca di aiuto e le cose si complicano...
"Immaginati di sorridere dopo un ceffone; poi pensa di farlo ventiquattr’ore al giorno. Questo voleva dire nascondere un ebreo."

 Recensione del libro: La bambina che salvava i libri 

Il libro da cui è stato tratto questo film mi è piaciuto molto, quindi è ovvio che lo preferisco alla trasposizione cinematografica. La trama è mantenuta abbastanza fedelmente ma nel film è difficile cogliere l'importanza di alcuni gesti che nel libro trovano molto più spazio. La voce narrante, la Morte, non partecipa moltissimo, compare in due o tre punti strategici del film, così, l'umanità in cui l'autore ha voluto dipingerla, non traspare del tutto. Penso che alcuni dialoghi e scene del libro siano così belli che avrebbero dovuto tenerli esattamente così com'erano. Dal film si capisce l' importanza della figura di Max, l'ebreo che la famiglia nasconde per lungo tempo, solo dalle reazioni di Liesel che lo vede come un fratello e non ci sono scene in cui lui è protagonista e racconta le sue vicende. Avrebbe meritato sicuramente più spazio anche se mi rendo conto che già così il film è durato 2 ore. Nel complesso è un bel film drammatico e se avete intenzione di vederlo tenetevi di fianco una bella scatola di fazzoletti.

Trailer:


Altre info:


Storia di una ladra di libri
Ladradilibri.JPG
Sophie Nélisse in una scena del film
Titolo originaleThe Book Thief
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneGermaniaStati Uniti d'America
Anno2013
Durata131 minuti
RegiaBrian Percival
SceneggiaturaMichael Petroni
Casa di produzione20th Century FoxStudio Babelsberg
Distribuzione(Italia)20th Century Fox


Interpreti e personaggi

A presto! Patty

venerdì 25 aprile 2014

La mia amica ebrea di Rebecca Domino

Colgo l'occasione oggi, Anniversario della liberazione d'Italia per pubblicare questo libro ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, opera di una scrittrice emergente.
Il 25 aprile è un giorno fondamentale per la storia d'Italia, simbolo del termine della seconda guerra mondiale nel paese, dell'occupazione da parte della Germania nazista, iniziata nel 1943, e del ventennio fascista.


Amburgo, 1943. La vita di Josepha, quindici anni, trascorre fra le uscite con le amiche, le lezioni e i sogni, nonostante la Seconda Guerra Mondiale. Le cose cambiano quando suo padre decide di nascondere in soffitta una famiglia di ebrei. Fra loro c'è Rina, quindici anni, grandi e profondi occhi scuri.
Nella Germania nazista, giorno dopo giorno sboccia una delicata amicizia fra una ragazzina ariana, che è cresciuta con la propaganda di Hitler, e una ragazzina ebrea, che si sta nascondendo a quello che sembra essere il destino di tutta la sua gente.
Ma quando Josepha dovrà rinunciare improvvisamente alla sua casa e dovrà lottare per continuare a sperare e per cercare di proteggere Rina, l'unione fra le due ragazzine, in una Amburgo martoriata dalle bombe e dalla paura, continuerà a riempire i loro cuori di speranza.
Un romanzo che accende i riflettori su uno dei lati meno conosciuti dell'Olocausto, la voce degli "eroi silenziosi", uomini, donne e giovani che hanno aiutato gli ebrei in uno dei periodi più bui della Storia.

Per conoscere meglio l'autrice

E' nata nel 1984, e da sempre è appassionata di scrittura. Dopo aver messo da parte questa sua grande passione per molti anni, è tornata a scrivere e adesso è ciò che le piace di più fare. E' anche un'appassionata viaggiatrice e lettrice. "La mia amica ebrea" è il suo primo romanzo.

Breve intervista

Dove hai trovato l'ispirazione per scrivere il tuo libro?

Rebecca: Sinceramente, l’idea per “La mia amica ebrea” è arrivata in maniera improvvisa e inaspettata. Sapevo che, prima o poi, avrei scritto qualcosa sull’Olocausto, perché è il più conosciuto fra tutti i genocidi (e da esso possiamo partire per ricordare anche tutte le tragedie meno famose) e perché, più trascorrono gli anni, più è importante che le persone non dimentichino gli orrori di quei tempi.
Allo stesso modo, sapevo che avrei scritto una storia diversa dalla maggior parte di quelle che raccontano dell’Olocausto; in quasi tutti i libri, i protagonisti sono gli ebrei, mentre ne “La mia amica ebrea” la protagonista è Josepha, una quindicenne di Amburgo, appartenente alla “razza ariana”.
Documentandomi, sono rimasta colpita da quanto fosse potente e insistente la propaganda di Hitler, da come la Germania stesse cercando di sollevarsi dalla catastrofe della crisi del ’29 che, dall’America, colpì appunto anche la Germania; il popolo aveva bisogno di credere in qualcuno che li risollevasse, anche Adolf Hitler andava bene. Questo succedeva ben prima dell’anno in cui è ambientato il romanzo, il 1943, ma Josepha è nata nel 1928, e non conosce altra vita se non quella con Adolf Hitler che domina la sua nazione. La voce di Josepha rappresenta quella di un popolo che non sa come ragionare con la propria testa, di una gioventù indottrinata, di una mente incapace di scindere il bene dal male. Lei pensa che gli ebrei siano il male, semplicemente perché lo pensano tutti. Eppure, dentro Josepha c’e’ una briciola, una grande, grandissima briciola di coscienza e coraggio. E Josepha, pur essendo un personaggio frutto della mia immaginazione, da’ voce a tutti “gli eroi silenziosi” troppo spesso dimenticati, i tedeschi che andarono contro la propaganda di Hitler e aiutarono anche un solo ebreo durante il nazismo.
Volevo scrivere un romanzo che raccontasse un lato meno conosciuto dell’Olocausto, dove la protagonista – a dispetto della giovane età – non indora la pillola al lettore, alcune considerazioni di Josepha sugli ebrei sono sbagliate, cattive, adesso è palese, ma allora non era così. Volevo provocare e, allo stesso tempo, ricordare come, anche durante le più grandi tragedie, la mente e il cuore umano possono scegliere di andare contro corrente, possono ricordare i valori di uguaglianza, bontà e altruismo che troppo spesso dimentichiamo.

Perché, nel tuo primo romanzo hai scelto un argomento così difficile e delicato come la seconda guerra mondiale?

Rebecca: Non mi sono seduta a tavolino per decidere che avrei esordito con un romanzo ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Come ho accennato, l’idea per “La mia amica ebrea” è nata in maniera improvvisa, ma sicuramente mi è sempre piaciuto ambientare i miei romanzi storici in contesti interessanti, e nel caso della Seconda Guerra Mondiale non si parla “semplicemente” di guerra ma anche e soprattutto dell’Olocausto, delle barbarie che portarono alla morte milioni di persone, spesso innocenti. E’ un periodo storico con tantissime sfaccettature diverse che può essere un terreno fertile per diversi tipi di romanzi. Nel mio caso, volevo raccontare l’altro lato dell’Olocausto e, di conseguenza, ho dovuto ambientare il romanzo durante la Seconda Guerra Mondiale.

Che tipo ricerche hai fatto per riuscire ad avere la padronanza di esperienze simili non avendole vissute in prima persona?

Rebecca: Naturalmente, mi sono documentata moltissimo per farmi un’idea il quanto più precisa di com’era la vita ad Amburgo nel 1943 e anche com’era negli anni precedenti a quello in cui si svolge il mio romanzo, però non si possono svolgere ricerche per immedesimarsi in situazioni del genere. Penso di essere una persona molto empatica; ho sentito dei video dei bombardamenti, e ho immaginato che gli aerei fossero reali e stessero volando proprio nel mio cielo; ho guardato dei documentari su uno dei più tragici e lunghi bombardamenti aerei della Storia, che colpì proprio Amburgo, e mi sono immaginata fra le fiamme, con i famigliari morti o dispersi e un punto interrogativo al posto del futuro. Ho immaginato che cosa volesse dire vivere la guerra, che cosa avrei fatto se avessi saputo che delle persone – esseri umani come me – erano capaci di lanciare bombe sulla mia città, per motivi che per me non avrebbero mai avuto senso… sono “diventata” una giovane tedesca durante il 1943, proprio come la protagonista del mio romanzo.
Inoltre, leggendo le testimonianze delle persone che hanno aiutato gli ebrei durante il nazismo, mi sono chiesta che cosa avrei fatto io al loro posto, come mi sarei comportata se, da giovanissima, mio padre avesse nascosto una famiglia di ebrei nella soffitta della nostra casa “ariana”… eppure, non sono stata io a rispondere a queste domande. Sono sempre felice quando i lettori mi dicono che si sono immedesimati nella protagonista, Josepha, che hanno pensato, riso, pianto e vissuto con lei; e una volta sono rimasta piacevolmente sorpresa quando mi è stato addirittura detto che sembra che il romanzo sia stato scritto da una vera adolescente “ariana”, ma in fondo non me ne stupisco perché è stata Josepha a scrivere questo romanzo, da cima a fondo. Josepha ha bussato alla porta del mio cuore e della mia mente, con una storia da raccontare. E gliel’ho lasciato fare. Ecco perché i suoi pensieri sono intimi e sembra di vivere con lei; Josepha non è una parte di me (anche se inevitabilmente alcuni dei suoi pensieri sono i miei e alcune delle domande che si pone sono quelle che mi sarei posta io in quella situazione) ma è un personaggio autonomo. Josepha ha vissuto quella realtà, quindi, anche se io non l’ho vissuta sulla mia pelle, in fondo non è importante.
Questa è la storia di Josepha, quelle che leggete nel romanzo sono le sue parole.

Presso quali enti ti sei documentata?

Rebecca: Ho svolto numerose ricerche su Internet, per informarmi su com’era la vita quotidiana in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, quali cose cambiarono per i cittadini comuni nel corso degli anni e anche per farmi un’idea il più precisa possibile sui motivi che hanno portato all’ascesa al potere di Hitler; ho letto tantissime testimonianze, sia di bambini e ragazzi che hanno vissuto in Germania in quegli anni, sia di persone che hanno vissuto specificamente a Wandsbek, quartiere di Amburgo in cui ho ambientato il romanzo. Ho letto inoltre testimonianze di non – ebrei che salvarono degli ebrei. Allo stesso modo, mi sono avvalsa anche della biblioteca, dove mi sono documentata su dei testi cartacei. Purtroppo non conosco personalmente nessuna persona che durante il nazismo ha salvato degli ebrei, ma dato che abito in un piccolo paese dove conosco un po’ tutti mi sono fatta raccontare dalle mie vicine di casa, tutte donne anziane, com’era la vita ai tempi della guerra. Questo non l’ho fatto ai fini del romanzo, perché la vita in un paesino toscano era molto diversa da quella ad Amburgo, ma come arricchimento personale e consiglio a tutti di parlare con gli anziani che abbiamo ancora la fortuna di avere intorno, perché pian piano quelle parole verranno portate via dall’avanzare del tempo, e dovremo rivolgerci solamente alle testimonianze scritte e ai romanzi e film di fiction per ricordare. Adesso possiamo ancora ascoltare le voci della guerra, e penso che sia un privilegio di cui ognuno di noi dev’essere grato.

Link utili


http://www.lulu.com/shop/rebecca-domino/la-mia-amica-ebrea/ebook/product-21416032.html


http://rebeccadomino.blogspot.it/



Quando dal cielo cadevano le stelle di Sofia Domino

Colgo l'occasione oggi, Anniversario della liberazione d'Italia per pubblicare questo libro ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, opera di una scrittrice emergente.
Il 25 aprile è un giorno fondamentale per la storia d'Italia, simbolo del termine della seconda guerra mondiale nel paese, dell'occupazione da parte della Germania nazista, iniziata nel 1943, e del ventennio fascista.


Lia ha tredici anni. È una ragazzina italiana piena di sogni e di allegria, con l’unica colpa di essere ebrea durante la Seconda Guerra Mondiale. Dallo scoppio delle leggi razziali la sua vita cambia, e con la sua famiglia è costretta a rifugiarsi in numerosi nascondigli, a sparire dal mondo. Da quel mondo di cui vuole fare disperatamente parte. Passano gli anni, conditi da giornate piene di vicende, di primi amori, di paure e di speranze, come quella più grande, la speranza che presto la guerra finirà. Ma nessuno ha preparato Lia alla rabbia dei nazisti. Il 16 ottobre 1943, la comunità ebraica del ghetto di Roma viene rastrellata dalla Gestapo e i nazisti le ricorderanno che una ragazzina ebrea non ha il diritto di sognare, di sperare, di amare. Di vivere. Lia sarà deportata ad Auschwitz con la sua famiglia, e da quel giorno avrà inizio il suo incubo. Terrore, lavoro, malattie, camere a gas, morti. E determinazione. Quella che Lia non vuole abbandonare. Quella determinazione che vorrà usare per gridare al mondo di non dimenticare. Quella determinazione che brillerà nei suoi occhi quando il freddo sarà troppo pungente, quando la fame sarà lancinante, quando la morte sarà troppo vicina e quando sarà deportata in altri campi di concentramento.
Quella determinazione che le farà amare la vita, e che le ricorderà che anche le ragazzine ebree hanno il diritto di sognare. Perché non esistano mai più le casacche a righe, perché nessuno sia più costretto a vivere in base a un numero tatuato su un braccio o in base a una stella cucita sulla veste.
Perché dal cielo non cadano più le stelle.

Per conoscere meglio l'autrice
E' nata nel 1987 e sin da quando era piccola le piaceva scrivere temi e racconti. Adesso la scrittura è la sua passione principale. Oltre a scrivere adora leggere e sognare. Inoltre, viaggia non appena può. "Quando dal cielo cadevano le stelle" è il suo primo romanzo.

Breve intervista

Dove hai trovato l'ispirazione per scrivere il tuo libro?

Sofia: Voglio dare una voce a chi non ne ha una, e ho sempre voluto dare una voce alle vittime del nazismo. L’ispirazione di scrivere “Quando dal cielo cadevano le stelle” l’ho avuta leggendo numerosi libri sulla Shoah, guardando filmati, leggendo poesie, ammirando i disegni fatti dai bambini chiusi nei ghetti… Non sono riuscita a rimanere indifferente a tutte queste ingiustizie, alla violenza del nazismo, alla vita spezzata di tutti quegli ebrei che durante la Seconda Guerra Mondiale sono stati costretti a nascondersi in vari rifugi, alla cattiveria delle SS, all’esistenza dei campi di concentramento… La protagonista del mio romanzo si chiama Lia, ed è ebrea, e in “Quando dal cielo cadevano le stelle” è lei la voce di tutte quelle persone che sono morte durante il periodo del nazismo e che volevano che nessuno dimenticasse tali atrocità. A darmi l’ispirazione, però, è stata anche la vita stessa. Lia, infatti, ama la vita e nonostante la paura, le sofferenze, la morte e l’essere confinata dietro il filo spinato di un lager nazista, quale Auschwitz – Birkenau, non smette mai di sperare, di sognare. “La vita è meravigliosa, non smettiamo mai di amarla”; questa è una delle frasi che Lia ama ripetere. A ispirarmi, appunto, non è stata soltanto la mia voglia di dare una voce a tutti quegli ebrei – ma non solo – che durante la Seconda Guerra Mondiale hanno perso la dignità e la vita, e il non voler dimenticare tali ingiustizie, ma è stata anche la mia voglia di condividere dei messaggi, come che la vita è davvero meravigliosa.

Perché, nel tuo primo romanzo hai scelto un argomento così difficile e delicato come la seconda guerra mondiale?

Sofia: Mi piacciono molto i romanzi storici e, poiché volevo parlare del nazismo e della Shoah, non potevo non parlare anche della guerra. Della guerra vera, dei bombardamenti, della speranza che quella guerra finisse presto… Penso che per uno scrittore trattare temi delicati e forti al tempo stesso sia molto importante. Scrivere “Quando dal cielo cadevano le stelle” mi ha regalato centinaia di emozioni che non dimenticherò mai, proprio per gli argomenti trattati. La Seconda Guerra Mondiale spaventava chiunque, e tanti bambini volevano semplicemente tornare a giocare, come le famiglie volevano tornare a vivere una vita normale. Ho voluto parlare di quello, della guerra, anche con la speranza che tutto ciò non si ripeta più.

Che tipo ricerche hai fatto per riuscire ad avere la padronanza di esperienze simili non avendole vissute in prima persona?

Sofia: Scrivo ogni libro con il cuore, e lo stesso vale per “Quando dal cielo cadevano le stelle”. Prima di scrivere il mio romanzo ho svolto numerose ricerche e letto altrettante testimonianze, per cercare di non commettere alcun errore storico – politico, ed è stato proprio guardando delle immagini, leggendo le numerose testimonianze e guardando dei filmati che mi sono sentita sempre più vicina alla storia, toccata nel profondo da tutto quello che era successo. Non appena ho cominciato a scrivere, mi sono completamente immersa in Lia, tanto che poi, anche se sembra strano dirlo “è stata Lia a scrivere il romanzo, non io”. Perché quella è la sua storia, è la storia di una ragazzina ebrea, e durante la stesura del mio libro io “mi sono messa da parte”. Mi è stato detto che il mio romanzo somiglia a una testimonianza, e ne sono molto contenta, perché mi sono impegnata meglio che ho potuto nello scrivere ogni lato del libro. Ho fatto talmente tante ricerche e mi sentivo talmente coinvolta che era naturale provare paura, speranza e desiderare essere libera, proprio come se mi trovassi a mia volta a vivere nel 1943. Era naturale volere la fine della guerra, temere le SS e sconvolgersi davanti alle verità di Auschwitz. Quello che Lia prova durante il romanzo lo provavo anch’io come scrittrice, ecco come sono nate le varie scene, ecco perché, nonostante io non abbia vissuto tali atrocità in prima persona, mi sentivo comunque internata ad Auschwitz al fianco di Lia, di una ragazzina ebrea durante il nazismo.

Presso quali enti ti sei documentata?

Sofia: Come ho accennato, prima di scrivere “Quando dal cielo cadevano le stelle” mi sono documentata molto, con la speranza di non aver fatto alcun errore storico – politico. Mi sono rivolta a numerose biblioteche e librerie, ho letto libri, testimonianze, ho navigato su Internet cercando ogni piccolezza e dettaglio, ho guardato film e documentari, ho pensato davanti a delle poesie e ho sognato davanti a delle immagini… Insomma, ho fatto tutto quello che potevo fare per permettere al lettore di immergersi ancora di più nella storia. Inoltre, ho parlato anche con molti anziani del paese in cui abito, che hanno vissuto la guerra sulla loro pelle. Poiché però “Quando dal cielo cadevano le stelle” è ambientato a Roma e la protagonista è una famiglia di ebrei, avevo bisogno di molte più ricerche, sia per mostrare la vita dei romani durante la Seconda Guerra Mondiale, sia per mostrare le atrocità dei campi di concentramento. Ad arricchire il romanzo, alcune volte ho aggiunto delle note a piè di pagina, proprio per aiutare il lettore a capire meglio i vari avvenimenti storici. È stato un lungo percorso, ma sapevo che, se non avessi svolto tutte quelle ricerche, non sarei mai riuscita a dare giustizia a tutti quegli ebrei – ma non solo – che hanno visto per l’ultima volta il cielo dietro il filo spinato dei lager nazisti.

Link utili:

http://sofiadominolibri.blogspot.it/

http://www.lulu.com/shop/sofia-domino/quando-dal-cielo-cadevano-le-stelle/ebook/product-21416037.html

venerdì 18 aprile 2014

Shadowhunters - le Origini - l'Angelo di Cassandra Clare


Questo è il primo libro della saga "le origini" si Cassandra Clare edito in Italia da Mondadori per la collana Chrysalide.
Questa saga è ambientata nella Londra della fine dell'800 e non è direttamente correlata alla saga "The Mortal Instruments" se non per il fatto che si sentono risuonare i nomi delle stesse famiglie e quindi si capisce che si tratta delle cronache degli antenati, non a caso è chiamata "le origini".

Questo primo libro inizia a narrare le vicende di Tessa Gray, sedicenne orfana che si trasferisce da New York a Londra per raggiungere il fratello Nate. Arrivata al porto non è il fratello ad accoglierla bensì le Sorelle Oscure che consegnano un messaggio alla ragazza. Nate infatti le ha incaricate di accoglierla per poi raggiungerlo insieme. Presto Tessa scoprirà di essere stata ingannata. Le Sorelle Oscure le portano nella loro casa spettrale e la chiudono in una camera sottoponendola a varie torture. Se Tessa non esegue gli ordini delle sorelle queste provvederanno a fare del male a suo fratello. La ragazza, spinta da un grande amore per Nate segue i loro comandi e scopre di essere in grado di trasformarsi in qualsiasi persona voglia. Questa sua capacità la rende preziosa e un certo Magister inizia a rivendicarla. Tessa si oppone continuamente ai trattamenti delle sorelle e, quando prende conoscenza delle intenzioni del Magister decide di scappare. In suo aiuto accorrono gli Shadowhunter che incappano in Tessa nel corso di altre indagini. Le sorelle e il Magister sono determinati a riprendersi la ragazza e sono disposti a tutto per impossessarsene.

Questa serie mi ha stupito, infatti l'autrice, è stata in grado di creare una trama originale nonostante rimanga immersa nel mondo degli Shadowhunters. I personaggi sono completi e non si ispirano a quelli della serie degli strumenti mortali. Hanno una propria complessità e si fondono in una trama interessante. Il romanzo termina con un finale aperto, come tende a fare la Clare, perciò sarò costretta a leggere il seguito. Sì, dico sarò costretta perché in realtà non sono particolarmente entusiasta della storia ma non escludo che andando avanti con la saga cambierò idea. Tessa, la protagonista, è un personaggio che mi piace. Ha una forte passione per la lettura (qualcuno ci si riconosce?) e per questo, le pagine del libro sono impregnate di citazioni di ogni tipo da Jane Austen, alle sorelle Bronte e  tanti altri capolavori della letteratura inglese di quell'epoca.

Voi cosa ne pensate? Lo avete letto? Siete stuzzicati dall'idea di Shadowhunters su sfondo ottocentesco?

A presto!
Patty

venerdì 11 aprile 2014

La Bambina Che Salvava i Libri di Zusak Markus

"La ragazza, dal canto suo, aveva un così impellente desiderio di leggere che non provava neppure a capire. [...] Qualunque ne fosse il motivo, la sua fame di leggere era intensa quanto può conoscerla qualunque essere umano di dieci anni."


La bambina che salvava i libri è un romanzo scritto da Markus Zusak ed edito in Italia da Frassinelli.

Liesel è solo una bambina quando sua madre la affida ad una nuova famiglia tedesca. Siamo in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale e crescere due figli non è facile per una donna sola e per di più comunista così Liesel e il suo fratellino vengono affidati ad Hans e Rosa i cui figli hanno ormai lasciato la casa. Purtroppo il viaggio per arrivare a Molching non è facile ed è durante il tragitto che la protagonista del libro, incontrerà per la prima volta la narratrice: la Morte. E' in questo frangente che la bambina ruberà il suo primo libro. Liesel arriva da sola nella Himmelstrasse, "la strada del paradiso" e conosce i suoi nuovi genitori: una mamma dal pugno di ferro e un papà dagli occhi d'argento. I primi tempi sono difficili ma il suono della fisarmonica del padre, nonché la sua dolcezza, fanno ritrovare a Liesel un po' di serenità. Nella nuova scuola viene inserita nel gruppo dei più piccoli perché non sa né leggere né scrivere. Hans, il padre, scopre la ragazza che cerca di migliorare leggendo il primo libro rubato ma, invece di rimproverarla, la aiuta a capire e comprendere tutti quei segni che per Liesel non hanno senso. La Guerra pesa sempre di più sulle spalle di tutta la famiglia ma una notte arriva Max, un ebreo in cerca di aiuto e le cose si complicano...
"Immaginati di sorridere dopo un ceffone; poi pensa di farlo ventiquattr’ore al giorno. Questo voleva dire nascondere un ebreo."

Questo libro mi è davvero piaciuto molto. E' una storia che racchiude originalità, delicatezza e sensibilità al tema della Guerra. Come al solito, scrivendo la trama, ho lasciato indietro tutti i dettagli possibili perché vorrei che tutti i lettori potessero scoprire poco a poco i personaggi di questo libro. Non avevo mai letto storie sull' Olocausto dal punto di vista dei tedeschi, ho sempre letto storie scritte dal punto di vista degli ebrei e cosa mi sono persa... E' come se fin'ora avessi guardato il mondo con un solo occhio. 
Il fatto che il libro fosse narrato dalla morte inizialmente mi ha lasciato spiazzata, pensavo di non aver capito bene. In realtà è stato il tocco originale del libro, il tratto distintivo che l'ha reso unico nel suo genere. La morte è stata dipinta in maniera eccezionale dall'autore che l'ha resa estremamente umana, capace di provare emozioni e fatica come tutti noi.

Superconsigliato. Ai ragazzi, agli adulti, a tutte le persone che pensano di aver letto già troppo di Olocausto.


Di questo libro è uscito da poco il film:



Due parole sull'autore:
Zusak è nato a Sydney, Australia da madre tedesca e padre austriaco. La famiglia è emigrata in Australia alla fine degli anni '50. La bambiba che salvava i libri (the book thief) è stato tradotto in più di 30 lingue ed ha vinto innumerevoli premi. Ha scalato le classifiche più importanti di tutto il mondo tra cui la New York Times bestsellers list e la classifica di Amazon.com.

Spero di avervi convinto! 
A presto, Patty.

domenica 6 aprile 2014

DIVERGENT: dal libro al film #1


Primo articolo della rubrica "Dal libro al film": DIVERGENT


Devo dire che il film è molto fedele al libro e mi è piaciuta molto la trasposizione che ne hanno fatto. Di seguito riporto la trama che trovate anche nella recensione del libro: 

Veniamo catapultati in un futuro non ben definito, in una Chicago rinnovata. La popolazione è divisa in cinque fazioni per assicurare una vita di convivenza pacifica. Ognuna di queste fazioni si dedica al raggiungimento di uno specifico ideale: la fazione degli Abneganti (fazione a cui inizialmente appartiene la protagonista) si dedica alla solidarietà e all'altruismo; la fazione dei Candidi professa verità e sincerità; la fazione degli Eruditi segue la conoscenza e la cultura; la fazione dei Pacifici segue la gentilezza e rigetta l'aggressività e infine la fazione degli Intrepidi si fonda sul coraggio. La Società aiuta i giovani sedicenni a compiere la propria scelta: non sempre i figli di una fazione esprimono le inclinazioni della stessa perciò possono decidere di cambiarla.
Tutti vengono quindi sottoposti a un test attitudinale, che li introduce in situazioni irreali, per capire quale sia il sentimento che in essi prevale. Il test porta quasi tutti a un unico risultato, tutti tranne i Divergenti che sviluppano l'attitudine a più fazioni. E' il caso di Beatrice, la protagonista del romanzo la quale indecisa sulla propria scelta effettua il test pensando possa esserle d'aiuto. In questa occasione scopre invece di essere una Divergente: allo stesso tempo Abnegante, Erudita e Intrepida. Alla fine del test il supervisore si assicura che l'informazione non trapeli, essere Divergenti è estremamente pericoloso. Beatrice, spaventata, riflette sulla sua diversità e sulle sue volontà. Non sentendosi pienamente Abnegante decide di cambiare fazione passando agli Intrepidi. Scoprirà presto che per entrare a farne parte dovrà superare l'iniziazione: una rigida selezione basata su forza fisica, mentale e astuzia. Rischiare la propria vita negli addestramenti diventa quasi un divertimento finché il tutto non si trasforma in realtà...
Come già anticipato, ho trovato il film un'eccellente trasposizione cinematografica del libro. Nulla di importante è stato trascurato e ne sono contenta. Ovviamente, come ogni lettrice che si rispetti, preferisco il libro. Tramite il romanzo è possibile apprezzare appieno i pensieri e la psicologia della protagonista. L'interpretazione dell' attrice Shailene Woodley tuttavia mi è piaciuta molto. Ha due occhi grandi, verdi e molto espressivi che riescono a dare a Tris tante delle diverse sfaccettature presentate nel libro. Ho trovato azzeccata anche la scelta di Jeanine Matthews interpretata da Kate Winslet. Lei è fantastica anche nel ruolo della cattiva...bravissima. Per quanto riguarda la scelta di Quattro penso non ci sia nient'altro da aggiungere, guardate la locandina e il trailer e poi ditemi se non ho ragione.
Il film è poi completato da colonne sonore fantastiche che aiutano la trama ad avere un andamento ritmico e incalzante (in seguito ho riportato le mie preferite). Essendo piuttosto lungo (dura circa 140 minuti) c'era il rischio che fosse noioso e soporifero.
Non meno importanti i costumi associati alle fazioni: anche questi all'altezza delle aspettative!   
Già con Hunger Games e ancor di più con Divergent, entrano nel mondo del cinema delle eroine che fanno concorrenza ai supereroi che sbancano al botteghino! Era ora! Non che non apprezzi Capitan America&Co ma ogni tanto ci vuole anche un po' di orgoglio femminile.

Colonne sonore (riporto solo le mie preferite)


Recensioni dei libri


Trailer



RegiaNeil Burger
Casa di produzioneSummit EntertainmentRed Wagon Entertainment
Distribuzione(Italia)Eagle Pictures
Interpreti e personaggi

A presto! Patty

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