venerdì 25 aprile 2014

La mia amica ebrea di Rebecca Domino

Colgo l'occasione oggi, Anniversario della liberazione d'Italia per pubblicare questo libro ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, opera di una scrittrice emergente.
Il 25 aprile è un giorno fondamentale per la storia d'Italia, simbolo del termine della seconda guerra mondiale nel paese, dell'occupazione da parte della Germania nazista, iniziata nel 1943, e del ventennio fascista.


Amburgo, 1943. La vita di Josepha, quindici anni, trascorre fra le uscite con le amiche, le lezioni e i sogni, nonostante la Seconda Guerra Mondiale. Le cose cambiano quando suo padre decide di nascondere in soffitta una famiglia di ebrei. Fra loro c'è Rina, quindici anni, grandi e profondi occhi scuri.
Nella Germania nazista, giorno dopo giorno sboccia una delicata amicizia fra una ragazzina ariana, che è cresciuta con la propaganda di Hitler, e una ragazzina ebrea, che si sta nascondendo a quello che sembra essere il destino di tutta la sua gente.
Ma quando Josepha dovrà rinunciare improvvisamente alla sua casa e dovrà lottare per continuare a sperare e per cercare di proteggere Rina, l'unione fra le due ragazzine, in una Amburgo martoriata dalle bombe e dalla paura, continuerà a riempire i loro cuori di speranza.
Un romanzo che accende i riflettori su uno dei lati meno conosciuti dell'Olocausto, la voce degli "eroi silenziosi", uomini, donne e giovani che hanno aiutato gli ebrei in uno dei periodi più bui della Storia.

Per conoscere meglio l'autrice

E' nata nel 1984, e da sempre è appassionata di scrittura. Dopo aver messo da parte questa sua grande passione per molti anni, è tornata a scrivere e adesso è ciò che le piace di più fare. E' anche un'appassionata viaggiatrice e lettrice. "La mia amica ebrea" è il suo primo romanzo.

Breve intervista

Dove hai trovato l'ispirazione per scrivere il tuo libro?

Rebecca: Sinceramente, l’idea per “La mia amica ebrea” è arrivata in maniera improvvisa e inaspettata. Sapevo che, prima o poi, avrei scritto qualcosa sull’Olocausto, perché è il più conosciuto fra tutti i genocidi (e da esso possiamo partire per ricordare anche tutte le tragedie meno famose) e perché, più trascorrono gli anni, più è importante che le persone non dimentichino gli orrori di quei tempi.
Allo stesso modo, sapevo che avrei scritto una storia diversa dalla maggior parte di quelle che raccontano dell’Olocausto; in quasi tutti i libri, i protagonisti sono gli ebrei, mentre ne “La mia amica ebrea” la protagonista è Josepha, una quindicenne di Amburgo, appartenente alla “razza ariana”.
Documentandomi, sono rimasta colpita da quanto fosse potente e insistente la propaganda di Hitler, da come la Germania stesse cercando di sollevarsi dalla catastrofe della crisi del ’29 che, dall’America, colpì appunto anche la Germania; il popolo aveva bisogno di credere in qualcuno che li risollevasse, anche Adolf Hitler andava bene. Questo succedeva ben prima dell’anno in cui è ambientato il romanzo, il 1943, ma Josepha è nata nel 1928, e non conosce altra vita se non quella con Adolf Hitler che domina la sua nazione. La voce di Josepha rappresenta quella di un popolo che non sa come ragionare con la propria testa, di una gioventù indottrinata, di una mente incapace di scindere il bene dal male. Lei pensa che gli ebrei siano il male, semplicemente perché lo pensano tutti. Eppure, dentro Josepha c’e’ una briciola, una grande, grandissima briciola di coscienza e coraggio. E Josepha, pur essendo un personaggio frutto della mia immaginazione, da’ voce a tutti “gli eroi silenziosi” troppo spesso dimenticati, i tedeschi che andarono contro la propaganda di Hitler e aiutarono anche un solo ebreo durante il nazismo.
Volevo scrivere un romanzo che raccontasse un lato meno conosciuto dell’Olocausto, dove la protagonista – a dispetto della giovane età – non indora la pillola al lettore, alcune considerazioni di Josepha sugli ebrei sono sbagliate, cattive, adesso è palese, ma allora non era così. Volevo provocare e, allo stesso tempo, ricordare come, anche durante le più grandi tragedie, la mente e il cuore umano possono scegliere di andare contro corrente, possono ricordare i valori di uguaglianza, bontà e altruismo che troppo spesso dimentichiamo.

Perché, nel tuo primo romanzo hai scelto un argomento così difficile e delicato come la seconda guerra mondiale?

Rebecca: Non mi sono seduta a tavolino per decidere che avrei esordito con un romanzo ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Come ho accennato, l’idea per “La mia amica ebrea” è nata in maniera improvvisa, ma sicuramente mi è sempre piaciuto ambientare i miei romanzi storici in contesti interessanti, e nel caso della Seconda Guerra Mondiale non si parla “semplicemente” di guerra ma anche e soprattutto dell’Olocausto, delle barbarie che portarono alla morte milioni di persone, spesso innocenti. E’ un periodo storico con tantissime sfaccettature diverse che può essere un terreno fertile per diversi tipi di romanzi. Nel mio caso, volevo raccontare l’altro lato dell’Olocausto e, di conseguenza, ho dovuto ambientare il romanzo durante la Seconda Guerra Mondiale.

Che tipo ricerche hai fatto per riuscire ad avere la padronanza di esperienze simili non avendole vissute in prima persona?

Rebecca: Naturalmente, mi sono documentata moltissimo per farmi un’idea il quanto più precisa di com’era la vita ad Amburgo nel 1943 e anche com’era negli anni precedenti a quello in cui si svolge il mio romanzo, però non si possono svolgere ricerche per immedesimarsi in situazioni del genere. Penso di essere una persona molto empatica; ho sentito dei video dei bombardamenti, e ho immaginato che gli aerei fossero reali e stessero volando proprio nel mio cielo; ho guardato dei documentari su uno dei più tragici e lunghi bombardamenti aerei della Storia, che colpì proprio Amburgo, e mi sono immaginata fra le fiamme, con i famigliari morti o dispersi e un punto interrogativo al posto del futuro. Ho immaginato che cosa volesse dire vivere la guerra, che cosa avrei fatto se avessi saputo che delle persone – esseri umani come me – erano capaci di lanciare bombe sulla mia città, per motivi che per me non avrebbero mai avuto senso… sono “diventata” una giovane tedesca durante il 1943, proprio come la protagonista del mio romanzo.
Inoltre, leggendo le testimonianze delle persone che hanno aiutato gli ebrei durante il nazismo, mi sono chiesta che cosa avrei fatto io al loro posto, come mi sarei comportata se, da giovanissima, mio padre avesse nascosto una famiglia di ebrei nella soffitta della nostra casa “ariana”… eppure, non sono stata io a rispondere a queste domande. Sono sempre felice quando i lettori mi dicono che si sono immedesimati nella protagonista, Josepha, che hanno pensato, riso, pianto e vissuto con lei; e una volta sono rimasta piacevolmente sorpresa quando mi è stato addirittura detto che sembra che il romanzo sia stato scritto da una vera adolescente “ariana”, ma in fondo non me ne stupisco perché è stata Josepha a scrivere questo romanzo, da cima a fondo. Josepha ha bussato alla porta del mio cuore e della mia mente, con una storia da raccontare. E gliel’ho lasciato fare. Ecco perché i suoi pensieri sono intimi e sembra di vivere con lei; Josepha non è una parte di me (anche se inevitabilmente alcuni dei suoi pensieri sono i miei e alcune delle domande che si pone sono quelle che mi sarei posta io in quella situazione) ma è un personaggio autonomo. Josepha ha vissuto quella realtà, quindi, anche se io non l’ho vissuta sulla mia pelle, in fondo non è importante.
Questa è la storia di Josepha, quelle che leggete nel romanzo sono le sue parole.

Presso quali enti ti sei documentata?

Rebecca: Ho svolto numerose ricerche su Internet, per informarmi su com’era la vita quotidiana in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, quali cose cambiarono per i cittadini comuni nel corso degli anni e anche per farmi un’idea il più precisa possibile sui motivi che hanno portato all’ascesa al potere di Hitler; ho letto tantissime testimonianze, sia di bambini e ragazzi che hanno vissuto in Germania in quegli anni, sia di persone che hanno vissuto specificamente a Wandsbek, quartiere di Amburgo in cui ho ambientato il romanzo. Ho letto inoltre testimonianze di non – ebrei che salvarono degli ebrei. Allo stesso modo, mi sono avvalsa anche della biblioteca, dove mi sono documentata su dei testi cartacei. Purtroppo non conosco personalmente nessuna persona che durante il nazismo ha salvato degli ebrei, ma dato che abito in un piccolo paese dove conosco un po’ tutti mi sono fatta raccontare dalle mie vicine di casa, tutte donne anziane, com’era la vita ai tempi della guerra. Questo non l’ho fatto ai fini del romanzo, perché la vita in un paesino toscano era molto diversa da quella ad Amburgo, ma come arricchimento personale e consiglio a tutti di parlare con gli anziani che abbiamo ancora la fortuna di avere intorno, perché pian piano quelle parole verranno portate via dall’avanzare del tempo, e dovremo rivolgerci solamente alle testimonianze scritte e ai romanzi e film di fiction per ricordare. Adesso possiamo ancora ascoltare le voci della guerra, e penso che sia un privilegio di cui ognuno di noi dev’essere grato.

Link utili


http://www.lulu.com/shop/rebecca-domino/la-mia-amica-ebrea/ebook/product-21416032.html


http://rebeccadomino.blogspot.it/



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